Coronectomia
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Autori: Monaco - Marchetti - De Santis - Editore: Martina - Anno: 11/2014 - Pagine: 76 - 200 Illustrazioni
La permanenza di strutture radicolari all’interno dell’alveolo al termine di una estrazione dentale, prima ancora di essere una proposta culturale, è un dato emergente dalla realtà. Molte sono le cause di tale evento, dalla complessità del caso alla scarsa perizia dell’operatore. Nel passato tale situazione era considerata un’ “onta” da non confessare a nessuno.Ci è parso invece interessante cogliere il messaggio proveniente da tutti quei casi in cui nessun problema clinico nasceva dalla ritenzione delle radici. E’ stato proprio dalla osservazione casuale di radici ritenute di un dente del giudizio inferiore, dopo anni dalla sua estrazione, contornato da abbondante quantità di osso neoformato, a farci riflettere .E’ nato così il desiderio di riprendere una segnalazione apparsa in letteratura negli anni 80 per cercare di capire il perché di quell’episodio.Due sono state le conclusioni a cui siamo giunti: la prima è che le radici dentarie dovevano essere vitali e la seconda è che non dovessero essere presenti segni di infezione endodontica.In questo modo è nata la sperimentazione clinica su più di 300 casi del Reparto di Chirurgia Orale e Maxillo-facciale della Clinica Odontoiatrica Universitaria, che sottoponiamo ora alla vostra attenzione, sperando di aver contribuito alla risoluzione di una questione annosa, quale la complessità chirurgica della estrazione del terzo molare inferiore.
La permanenza di strutture radicolari all’interno dell’alveolo al termine di una estrazione dentale, prima ancora di essere una proposta culturale, è un dato emergente dalla realtà. Molte sono le cause di tale evento, dalla complessità del caso alla scarsa perizia dell’operatore. Nel passato tale situazione era considerata un’ “onta” da non confessare a nessuno.Ci è parso invece interessante cogliere il messaggio proveniente da tutti quei casi in cui nessun problema clinico nasceva dalla ritenzione delle radici. E’ stato proprio dalla osservazione casuale di radici ritenute di un dente del giudizio inferiore, dopo anni dalla sua estrazione, contornato da abbondante quantità di osso neoformato, a farci riflettere .E’ nato così il desiderio di riprendere una segnalazione apparsa in letteratura negli anni 80 per cercare di capire il perché di quell’episodio.Due sono state le conclusioni a cui siamo giunti: la prima è che le radici dentarie dovevano essere vitali e la seconda è che non dovessero essere presenti segni di infezione endodontica.In questo modo è nata la sperimentazione clinica su più di 300 casi del Reparto di Chirurgia Orale e Maxillo-facciale della Clinica Odontoiatrica Universitaria, che sottoponiamo ora alla vostra attenzione, sperando di aver contribuito alla risoluzione di una questione annosa, quale la complessità chirurgica della estrazione del terzo molare inferiore.
Autori: Monaco - Marchetti - De Santis - Editore: Martina - Anno: 11/2014 - Pagine: 76 - 200 Illustrazioni
La permanenza di strutture radicolari all’interno dell’alveolo al termine di una estrazione dentale, prima ancora di essere una proposta culturale, è un dato emergente dalla realtà. Molte sono le cause di tale evento, dalla complessità del caso alla scarsa perizia dell’operatore. Nel passato tale situazione era considerata un’ “onta” da non confessare a nessuno.Ci è parso invece interessante cogliere il messaggio proveniente da tutti quei casi in cui nessun problema clinico nasceva dalla ritenzione delle radici. E’ stato proprio dalla osservazione casuale di radici ritenute di un dente del giudizio inferiore, dopo anni dalla sua estrazione, contornato da abbondante quantità di osso neoformato, a farci riflettere .E’ nato così il desiderio di riprendere una segnalazione apparsa in letteratura negli anni 80 per cercare di capire il perché di quell’episodio.Due sono state le conclusioni a cui siamo giunti: la prima è che le radici dentarie dovevano essere vitali e la seconda è che non dovessero essere presenti segni di infezione endodontica.In questo modo è nata la sperimentazione clinica su più di 300 casi del Reparto di Chirurgia Orale e Maxillo-facciale della Clinica Odontoiatrica Universitaria, che sottoponiamo ora alla vostra attenzione, sperando di aver contribuito alla risoluzione di una questione annosa, quale la complessità chirurgica della estrazione del terzo molare inferiore.
La permanenza di strutture radicolari all’interno dell’alveolo al termine di una estrazione dentale, prima ancora di essere una proposta culturale, è un dato emergente dalla realtà. Molte sono le cause di tale evento, dalla complessità del caso alla scarsa perizia dell’operatore. Nel passato tale situazione era considerata un’ “onta” da non confessare a nessuno.Ci è parso invece interessante cogliere il messaggio proveniente da tutti quei casi in cui nessun problema clinico nasceva dalla ritenzione delle radici. E’ stato proprio dalla osservazione casuale di radici ritenute di un dente del giudizio inferiore, dopo anni dalla sua estrazione, contornato da abbondante quantità di osso neoformato, a farci riflettere .E’ nato così il desiderio di riprendere una segnalazione apparsa in letteratura negli anni 80 per cercare di capire il perché di quell’episodio.Due sono state le conclusioni a cui siamo giunti: la prima è che le radici dentarie dovevano essere vitali e la seconda è che non dovessero essere presenti segni di infezione endodontica.In questo modo è nata la sperimentazione clinica su più di 300 casi del Reparto di Chirurgia Orale e Maxillo-facciale della Clinica Odontoiatrica Universitaria, che sottoponiamo ora alla vostra attenzione, sperando di aver contribuito alla risoluzione di una questione annosa, quale la complessità chirurgica della estrazione del terzo molare inferiore.
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